chiesa madre 1Nel 1525 la popolazione del Casale “Sant’Antonio”, possedimento del Principe spagnolo Diego Giuseppe Lodovico Joppolo, era di 1000 anime circa. Perciò si sentì la necessità di costruire una chiesa.
La prima chiesetta fu infatti costruita con le spalle all’oriente ed era ubicata nell’attuale Corso Vittorio Emanuele, all’angolo con la via Fidanza.
Era la Chiesetta del Feudo Ciancianìa. Per un certo periodo la popolazione di Casale “Sant’Antonio” dipendeva dalla parrocchia di Bivona. In seguito poiché la popolazione andava aumentando continuamente, si venne alla decisione di costruire una chiesa più grande (la Matrice) che fu dedicata alla SS. Trinità.
Tale costruzione avvenne per vivo interessamento della nobile famiglia del Principe Diego Ludovico Joppolo Spatafora dei Baroni di Spagna e degli eredi del Duca di Angiò.
La costruzione si interruppe nel 1640 e la chiesa in quell’epoca aveva le dimensioni di metri 20,50 per metri 6,50: arrivava cioè all’attuale balaustra di ferro.

 

L’oratorio della SS.Addolorata e del SS.Crocifisso

Nel 1741 accanto alla Matrice, per opera del Sac. Don Giuseppe Gagliardi, fu costruito un locale quale sede della Congregazione di Maria SS. Addolorata e del SS. Crocifisso, fu fondata appunto da quel sacerdote, il quale alla sua morte, fu sepolto in matrice sotto l’altare del SS. Crocifisso.
Il suo cadavere dopo secoli fu dissepolto in occasione del rifacimento in marmo del pavimento della navata durante l’arcipretura del Rev.mo Don Pietro Agliata da Ribera, nel 1937 ed a spese della famiglia Giandalìa da Villafranca Sicula.
In quell’opera di diseppellimento il teschio del sacerdote Gagliardi fu preso dall’organista Stefano Panepinto quasi intatto: non si vedevano le ossa; segno evidente dell’onnipotenza del Signore che ha guidato le sue belle opere per le quali gode le glorie del Santo Paradiso.
Quel sacerdote, morto a 90 anni, abitava in vicolo Mulè e lasciò tutti i suoi beni e la sua casa alla Congregazione della SS. Addolorata e del SS. Crocifisso.
La casa fu poi venduta a censito per lire 30 l’anno al Sac. Don Giuseppe Chiazza per il fratello Paolo.
All’atto della fondazione della Congregazione suddetta la sede è stata dotata di un quadro della Pietà, opera del pittore Padre Fedele da S. Biagio Platani.
Tale meravigliosa opera, quasi abbandonata, si può ammirare nella Chiesa Madre di Cianciana.
Nel 1825 la Congregazione fece poi costruire una bellissima urna dal bravo maestro Gaspare Poggio, deceduto nella via Poggio.
Tale urna serve per la processione del Venerdì Santo col Cristo morto che scende dal Calvario.
Oltre a questa fece costruire dal signor Pietro Arcuri, deceduto nel 1927 nella Salita Regina Elena, una urnetta, detta “Santo Sepolcro” che viene usata come “urna carceraria”

 

L’ORGANO DELLA MATRICE

Durante l’anno 1869 fu costruito l’organo della matrice, a spese del municipio durante la sindacatura del Dott. Vincenzo Martorana, sposato con la signora Francesca Paola Di Michele, oriunda da Burgio.
Detti coniugi ebbero il figlio Carmelo che poi diventato Sacerdote, fu Economo spirituale della Matrice nell’anno 1913.
Era laureato in Ebraico, Teologia numismatica.
E’ morto il 5 ottobre 1935 giorno in cui iniziò la guerra Italo-etiopica.
L’organo in argomento è stato costruito dal signor Pietro Lugaro da Palermo, il quale, durante le sacre funzioni del Giovedì Santo.
Va ricordato con gratitudine l’Arc. Don Arcangelo Sciangula, del quale si dice che fece costruire la navato dove si venera la Madonna di Mezzagosto e quella del SS. Sacramento; in origine magazzino per il deposito dello zolfo.
Nella navata del SS. Sacramento si venera la meravigliosa statua del SS. Crocifisso, trasportato dal Convento alla Matrice nel 1937 dall’ arciprete Don Pietro Agliata.
Si dice che questa opera fosse stata donata al Convento dal Principe Lodovico Joppolo, dopo averlo collaudato, si inginocchiò nel centro del coro e guardando la sua creatura, disse: “Figlio mio, ti lascio; ti faranno male i piedi e ti cureranno la testa; ti farà male la testa e ti cureranno i piedi”.
Questo per dire che lasciava l’organo nelle mani di persone incompetenti.
Dopo la partenza del costruttore. L’organo fu affidato ad un organista di quei tempi che tutto il paese chiamava “Nunno zio Giuseppe”, il quale tra le tante cose di poca importanza conosceva una canzoncina alla Madonna, cantata dal popolo devoto nel modo seguente:

Tu rose raccogli
con il tuo bianco velo
per renderle in cielo
con il nostro Gesù.

Quell’organista mori verso l’anno 1873 nel cortile vicino alla casa del poeta Alessio di Giovanni.