Il prof. Gaspare D’Angelo in visita ad Auschwitz

giornata_della_memoriaIn occasione della Giornata della Memoria (27 gennaio), il prof. Gaspare D’Angelo, ciancianese di nascita, di ritorno da un viaggio d’istruzione con i suoi allunni ad Auschwitz, campo di sterminio nazista, ha scritto un breve testo poetico che riportiamo di seguito:

Auschwitz

Ad Auschwitz
suonavano il piano
prima di gasare
anche i bambini
 
Ceneri umane
dormono
sotto queste
quiete nevi
 
E questa falsa pace
ha trafitto
luride
stagioni
 
A
“Se questo è un uomo?”
rispondo
“Chi era la cieca bestia?”
 
E invidio
chi crede
e sa
perdonare

 
 
Gaspare D’Angelo, Auschwitz (26 gennaio 2010)

5 thoughts on “Il prof. Gaspare D’Angelo in visita ad Auschwitz

  1. Ma il nazismo ha cessato di esistere dopo che gli alleati e i sovietici hanno sconfitto Adolf Hitler.
    Io vedo nei paesi dell’ex blocco sovitico scene di antisemitismo, qui a Londra alcuni cimiteri ebraici dissacrati. Ma l’uomo (o la bestia che e’ in egli) ha realmente imparato qualcosa dalla storia?
    Quanti Auschwitz, Treblinka , San Saba (in Italia) debbano esistere come testimonianza di fatti atroci affinche’ l’odio di un umo contro un altro debba cessare.

  2. Vi invio anche il breve testo che precede la poesia
    Un caro saluto a tutti
    Ga D’

    Davanti a queste pagine bianche, su questo “Treno della Memoria” di ritorno da Auschwitz, non so proprio come iniziare a scrivere qualcosa. Sono tante le immagini che si accavallano. E poi, cos’altro scrivere sui campi di concentramento e di sterminio, sull’irrazionalità della bestia umana?
    Scriveva Moni Ovadia, qualche giorno fa,
    che da un po’ di tempo a questa parte sente un crescente disagio e avverte che “il senso autentico della memoria rischia di essere sfregiato e pervertito fino a farlo sprofondare nel fango della falsa coscienza”. Come non essere d’accordo? Basta guardarsi attorno. Chi può negare i rigurgiti di violenza razzista, segni tangibili che la sottocultura e la mentalità nazi-fascista é ancora viva?
    Quanto al nostro viaggio, per la cronaca, siamo partiti in 600 dal simbolico binario 21 della stazione centrale di Milano. Il viaggio é stato lungo , 18 ore all’andata e 18 al ritorno con delle carrozze senza riscaldamento grazie all’efficienza di Trenitalia ( è già stata avviata una vertenza).
    I miei studenti erano 20 e lo stesso numero ha portato il collega Alfredo Stefanelli del Lotto di Trescore Balneario.
    Ci sono state attività propedeutiche al viaggio e sul treno, ci si è confrontati tra gruppi e condiviso esperienze. Gli studenti e le studentesse sono stati meravigliosi. Sapevano che non sarebbe stata la classica “Gita” ma un vero “Viaggio d’Istruzione” che , come mi hanno riferito, mai dimenticheranno.
    Chiudo con un piccolo testo poetico scritto proprio lì. Aggiungere altro sarebbe mera retorica

  3. Gisippinu, scusa se ti correggo:
    Ad Auschwitz/c’era la neve/ e il fumo / saliva lento/Nei campi/ quante persone…

    Il testo è di Francesco Guccini che qualche anno fa , qui a Bergamo, in occasione della presentazione di un suo libro, mi disse che lo scrisse quando ancora studente universitario ( a 25 anni) mentre stava leggendo un libro che si chiamava appunto “Il fumo saliva lento” riferito chiaramente ai corpi gasati/ bruciati e fatti passare dal camino sotto forma di fumo.
    C’è anche una versione live Guccini/Nomadi
    ma quella di Guccini collection ( 2 cd) è favolosa.
    Un saluto a te, a Vito e a tutti i lettori
    gaspare

  4. Auschwitz sta lì, a ricordare a noi tutti che la storia può ripetersi, purtroppo. Cercare le motivazioni che stanno alla base di tale sterminio serve a noi uomini “civilizzati” del 2010 per evitare che la tragedia si ripeta.
    Così, è importante capire come la xenofobia e il razzismo siano state le basi su cui si è fondata l’ideologia nazista: già prima dei treni-merci, delle camere a gas, era diffuso in tutta Europa un sentimento antisemita, di odio e pregiudizio nei confronti degli ebrei.
    La guerra ha determinato un’accelerazione tremenda di tale sentimento, nel momento in cui gli ebrei vennero descritti ad arte dai gerarchi nazisti quali unici responsabili dei drammi della popolazione tedesca.
    Una prassi innocua prima del 1940, quella di sbeffeggiare per ischerzo la popolazione ebraica, divenne così il veicolo attraverso cui popoli affamati e distrutti dalla guerra riversarono la loro ira nei confronti di una popolazione inerme, considerandoli quali unici responsabili del conflitto.
    Vi invito a riflettere: pensate che ci siano episodi di razzismo, verso africani, rom e verso gli stessi ebrei, che vengono sottovalutati oggi, ma che potrebbero in condizioni estreme come quelle vissute negli anni della guerra generare una nuova Auschwitz?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.