La rivista “MillenniuM“, mensile de “Il Fatto Quotidiano“, ha dedicato un articolo a Cianciana, definita come “paradiso degli stranieri”. Un numero, quello di Agosto, dedicato all’Italia vista da lontano, con inchieste, reportage, interviste sulle luci e ombre del nostro Paese agli occhi degli stranieri. 

Di seguito l’articolo integrale scritto da Gabriele Ruggieri.

Benvenuti a Cianciana, paradiso degli stranieri

C’è da spostare una macchina. Un uomo dai tratti scuri e marcati, fortemente siciliani, alza lo sguardo verso un balcone: «Hey man, you have to move a car», dice, ricevendo un cenno come risposta. Poi si guarda intorno come a voler tranquillizzare la piazza affollata di vecchietti che giocano a carte: «Cincu minuti e scinni (cinque minuti e scende)». Una scena ordinaria a Cianciana, paese di poco più di tremila anime perso tra le colline della provincia di Agrigento, diventato il paradiso degli stranieri.

Dal 2005 a oggi oltre duecento famiglie da ogni parte del mondo hanno deciso di stabilirsi qui, a più di due ore di curve da Palermo e più di tre da Catania, lontano dalle autostrade e senza una stazione ferroviaria. Inglesi, canadesi, polacchi, svedesi sono i nuovi abitanti.

Fino ai primi anni Duemila l’unico tocco internazionale era la piccola Torre Eiffel della villa comunale. Una costruzione che di francese non ha niente, ma che ricorda gli anni in cui dal paese si andava via per non tornare. Era il 1962 quando anche l’ultima miniera di zolfo chiuse i battenti costringendo molti ciancianesi a emigrare. In breve tempo il Comune vide la propria popolazione dimezzarsi e i pochi minatori rimasti tentarono di reinventarsi nell’industria. Così, come test finale di un corso di metallurgia, è nata la Tour Eiffel ciancianese.

Il destino del piccolo centro ormai pieno di abitazioni vuote sembrava segnato. Poi la svolta. Alfonso Martorana, per tutti Fofò, agente immobiliare, è uno degli artefici del miracolo. Conosce la storia di quasi tutte le case, camminando per le strade le indica con una punta di orgoglio: «Qui ci abita una polacca, qui Kat Dyson, la chitarrista di Zucchero, qui un inglese che lavora nella finanza, qui un jazzista polacco».

Un’integrazione strana quella tra indigeni e coloni, basta arrivare in piazza per vedere uomini con la coppola sfidarsi a colpi di briscola e gruppi di stranieri, con la loro carnagione chiarissima e i panama di paglia, che sorseggiano cappuccino anche in orari improbabili. Per le strade gli idiomi si confondono, nei bar, tra un ritratto di Falcone e Borsellino e una foto d’epoca, ci sono i gagliardetti del Liverpool e del West Ham.

E poi c’è Ray Winstone. L’attore inglese (Mister Franch in The Departed, ma anche Mac, compagno di avventure di Indy nell’ultimo Indiana Jones) è presenza fissa nei racconti dei ciancianesi. Un tipo schivo, ma protagonista nella movida paesana. […]

Tra i nuovi ciancianesi c’è anche Jack Poremba, fotografo molto conosciuto in Polonia. Lui di case ne ha comprate tre: una per sè, una per incontrarsi con gli amici e una pericolante di cui ha lasciato solo le mura perimetrali e dove ha fatto calare con una gru una grossa palma. E’ li che ama rilassarsi con la moglie Joanna, il figlio e i suoi due cani. «Sono stato per la prima volta a Cianciana otto anni fa, ospite di amici. Appena sono andato via mi sono messo a piangere. Così ho portato qui mia moglie e dopo solo un giorno abbiamo deciso di prendere casa». Joanna annuisce sorridendo: «Lui ama l’Africa, ma non lo avrei mai seguito li. Questo è un buon compromesso. Mi piace tutto: il vino, il cibo, la pace, il mare a 20 minuti di macchina, pure il traffico nell’unica via del paese. Non lo avrei mai detto, ma è il posto in cui vorrei passare la vita e quando nostro figlio avrà finito le scuole è qui che verremo a ritirarci».

Il boom di stranieri a Cianciana è stato del tutto casuale, dicono: «Un inglese di origini ciancianesi è tornato a vivere qui dopo anni e a poco a poco in tanti lo hanno seguito», racconta il sindaco Franco Martorana. Per lui sarebbe stata l’indole del paese dei minatori, abituato a ospitare gente che arrivava da tutta la Sicilia per estrarre lo zolfo, a fare il resto. A dare una grossa mano al fato, tuttavia, ci ha pensato un trio di imprenditori locali che hanno messo su MyHouse, un’agenzia immobiliare che ha saputo creare un modello virtuoso che ogni anno riesce a portare decine di nuovi abitanti.

Alfonso Martorana è uno dei soci. Parlare con lui è un’impresa, il suo telefono squilla in continuazione: «Questa è una signora svedese che deve vedere un appartamento», dice indicando lo schermo del cellulare. «Loro sono una coppia inglese arrivata da poco» continua. «Ah, questi sono danesi». L’avventura di MyHouse inizia nel 2005, fin da subito investono sul web, dove ai portali di vendite immobiliari italiani preferiscono quelli stranieri, fanno campagne pubblicitarie si Google e comprano spazi all’interno dei periodici delle compagnie aeree. «Cerchiamo di vendere il brand Sicilia, perchè nessuno conosce Cianciana. Nel 2008 abbiamo partecipato alla Dolce Vita, la fiera del made in Italy a Londra», racconta Fofò. «Mentre gli altri si sono presentati solo con delle foto di villette noi ci siamo portati dietro settecento chili di roba: prodotti tipici, formaggi, salumi, musica, di tutto».

Le case proposte spesso sono piccole e in stato di abbandono, per questo si vendono a prezzi irrisori, anche attorno ai cinquemila euro. Con ventimila si può acquistare una casetta già restaurata e pronta per essere abitata. «Piccoli lavori» dice Nino, un muratore impegnato in uno dei tanti restauri. «Sono case in cui nessun ciancianese abiterebbe. Agli stranieri basta poco: una cucina, una camera, la facciata con le pietre a vista. E così anche la nostra economia gira».

Ma è dopo la vendita che per MyHouse inizia il vero lavoro: «Per il primo anno offriamo il property management gratuito: ci occupiamo delle volture delle utenze, delle bollette, offriamo un interprete e ci prendiamo carico anche dei piccoli problemi quotidiani: gli suggeriamo dove fare la spesa, abbiamo delle convenzioni con diversi negozi, li portiamo da un ginecologo se hanno la moglie incinta o da un medico se ne hanno bisogno. La fiducia che si crea è tale che quando vanno via ci lasciano le chiavi e si creano anche bei rapporti».

Tra i migliori amici di Fofò ci sono Alexandre e Marcina. La loro casa è minuscola, una sola stanza con un soppalco e due piccoli bagni. Marcina sta cucinando su un fornello elettrico mentre il marito, più avvezzo all’italiano, racconta la loro storia: «Cucina solo italiano, è difficile trovare ingredienti brasiliani qui», dice ridendo. «Mio nonno era di Raddusa, in provincia di Catania, si è rifugiato in Brasile dopo la guerra. Io ero ingegnere aeronautico, ma quando siamo stati costretti a trasferirci negli Stati Uniti non interessava a nessuno, mi toccavano solo piccoli lavori manuali. Appena in pensione sono voluto tornare nella terra dei miei avi, ma a Raddusa le case costavano troppo».

Alex e Marcina hanno iniziato prendendo una casa in affitto, mentre mettevano da parte una piccola somma per il restauro della loro. Si sentono felici e i clichè siciliano non li spaventano: «Ho sentito parlare della mafia. In Brasile si muore anche per proiettili vaganti, l’ultima volta che si sono stato hanno rapinato una banca con la dinamite, di certo non sono così impressionabile». Poi indica in post-it sul frigorifero: «Questa è la spesa settimanale, in Florida ci costava 300 dollari, qui spendiamo 40 euro. E’ questo il miracolo di Cianciana».

Le loro sono solo alcune delle tante storie che si mescolano tra le salite ripide del paese: c’è Lennon, che tutti credono sia un ciclista perchè «è arrivato in bici fino a Taormina», mentre in realtà ripara gli autobus in Canada e ha pure convinto il padre, George, a prendere casa accanto alla sua; c’è Nikki, insegnate inglese in pensione dopo aver girato mezzo mondo; c’è Jermano, peruviano emigrato in Canada che non poteva permettersi un cottage, ha visto un servizio in tv su Cianciana e adesso ha una villa con piscina. In fondo la carta vincente di questo paese sperduto nell’entroterra siciliano è la normalità, la genuinità dei modi e delle usanze che lo rende diverso dalle tante mete turistiche.

Per dirla con le parole di Derek, un polacco un vacanza per qualche settimana: «La cosa speciale di questo posto è proprio che non c’è niente di così speciale».

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