Quadro di Pietro Arfeli “Zolfatari e contadini nel canto di Alessio Di Giovanni”

14 Ottobre 2016 Pietro Arfeli dona alla Comunità ciancianese una bellissima opera con l’immagine del grande Alessio Di Giovanni, saggista, drammaturgo, romanziere e poeta, definito uno dei più grandi poeti dialettali di Sicilia e naturalmente Ciancianese.

Pietro Arfeli nasce a Cianciana nel 1947 frequenta studi artistici a Palermo, a Cianciana diventa “Petru, ‘u pitturi”, riesce a far parlare di se per il suo modo di illustrare tutto ciò che l’occhio riesce a carpire. Oggi abbiamo la macchina fotografica che ci permette di immortalare i momenti belli della vita, ma allora Pietro trasferiva tutto su carta e su tela.

Oggi ci delizia con questo quadro, un’opera immensa collocata nella stanza del sindaco al comune, e quanto prima a disposizione della popolazione che potrà ammirare l’opera.

Il titolo del quadro è: “Zolfatari e contadini nel canto di Alessio Di Giovanni” – Olio su tela 90×100.

Il quadro nasce per caso, quando si sa che c’è in programma un evento a dicembre di quest’anno per ricordare il grande poeta ciancianese nel suo settantesimo anniversario della morte.

Pietro, di buona lena tesse o meglio comincia a disegnare e poi trasformare la tela dipingendo ad olio. Erano anni che i pennelli non venivano più macchiati, oggi sono riusciti a scorrere in allegria tra le mani di ‘u pitturi’, contenti di essere artefici di un capolavoro capitanati dal grande ed inesauribile Pietro Arfeli, che ogni volta ci stupisce e oggi dona questa sua perla alla Comunità.

Alla manifestazione della donazione, presso il Comune nella sala del Sindaco, erano presenti molti cittadini. Il Sindaco Santo Alfano ha apprezzato a nome della popolazione quest’opera che ci arricchisce sempre di più, in un paese che raccoglie tanti personaggi artisticamente apprezzati.

Quadro di Pietro Arfeli “Zolfatari e contadini nel canto di Alessio Di Giovanni”

Recensione di E. Giannone al Dipinto del M° P. Arfeli

In primo piano abbiamo il ritratto di un Alessio intento a sfogliare le sue opere, avendo in mano – nello specifico – il volume “Lu puvireddu amurusu”. E’ un uomo ormai maturo, come testimoniano i capelli bianchi che, se sono segni di saggezza, indicano l’ineluttabile trascorrere del tempo con gli anni che si accavallano e che Di Giovanni aveva trascorso scrivendo poesie, romanzi, drammi che gli avevano dato notorietà universale.

Alle spalle del Poeta la storia socio-economica del nostro Paese, che inizia proprio dalla casa dove egli nacque nell’ottobre 1872. Quel palazzo, “grande ed ampio come un convento”, in origine fu torre d’avvistamento e prigione ad indicare il potere civile accanto a quello religioso e nobiliare che aveva i suoi simboli in Piazza Matrice.

In primo piano, a sinistra, nella scena che riproduce il lavoro in zolfara, i carusi, quegli sventurati ragazzini, cioè, che le famiglie cedevano al picconiere per un tozzo di pane (il cosiddetto soccorso morto) e che ben presto sarebbero apparsi, inesorabilmente, vecchi anche se in zolfara non s’invecchiava. Non c’erano vecchi in miniera!

I dettagli del quadro di Pietro rappresentano il ciclo del grano, dall’aratura alla mietitura, e la raccolta di altri prodotti.

Anche ai braccianti, agli agricoltori andarono le simpatie del Poeta perché ad essi spesso si accompagnava per le sue escursioni “a la campìa” e da essi e dai loro racconti attingeva per le sue composizioni.

Nella parte alta del quadro il panorama di Cianciana, alla cui destra è ben visibile il Convento dei Frati minori riformati nel quale ambientò il romano in lingua siciliana “Lu saracinu”. Al centro e sulla sinistra ben nitidi il Calvario e la Matrice.

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