don gerlando reIl Sac. Gerlando Re nacque da Bernardo e Gaetana Di Liberto il 10 Gennaio 1916 in Cianciana un piccolo centro dell’entroterra agrigentino, ridente per la sua posizione geografica, alquanto prospero per la buona fertilità delle sue terre e la solerte laboriosità dei suoi abitanti che si sono sempre distinti e continuano a distinguersi per il loro forte attaccamento alla famiglia, per il notevole senso del dovere e per una sincera, leale e sentita pratica religiosa. L’ambiente familiare, in cui egli sbocciò alla vita, era sano e salubre sia sotto l’aspetto fisico-sociale sia sottoquello etico, intellettivo e religioso. Ereditò dal padre fortezza d’animo, indomito coraggio, spiccato senso del volere, vivacità intellettiva, spirito di intraprendenza, decisa volontà deliberante e dalla madre lealtà e sincerità nell’eloquio e nell’espressione, profondi sentimenti religiosi, compostezza e serietà nell’applicazione nell’esercizio delle pratiche religiose. Essa infatti gli inculcò, seguendo le regole proprie della naturale pedagogia materna, in modo semplice e spontaneo, così come il suo sincero delicato amore di madre suggeriva, le prime fondamentali verità della fede; gli insegnò a pregare e come mettersi in intimo colloquio con l’Essere, Fonte della vita e di ogni realtà creata. Oltre madre la considerò sempre sua maestra. I suoi trastulli puerili, ispirati per lo più da mimica religiosa culturale, rivelavano una certa sua predisposizione per il sacerdozio. Iscritto al ciclo delle scuole elementari manifestò subito buone doti intellettive, notevole capacità di apprendimento e di assimilazione, ardente desiderio di conoscere e di imparare. Veniva considerato dal maestro uno dei migliori alunni della classe. Al termine delle scuole elementari, adolescente undicenne entrò il 21 ottobre del 1929 nel seminario di Agrigento, per coltivare quella formazione spirituale, culturale, Teologico-filosofica indispensabile alla sua futura missione sacerdotale. Qui fece come suo programma di vita l’espressione di Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita” perché pienamente convinto che senza la via non si cammina; senza la verità non si conosce; senza la vita non si vive. Perciò per lui Cristo fu la via da seguire, la verità da credere, la vita da sperare; la via che non si deve in alcun modo lasciare, la sola verità che non sbaglia, la vita che non ha termine; e quindi la via diritta, la verità ultima, la vita eterna, beata, increata. Durante i dodici lunghi anni di studio e formazione dimostrò sempre e in non poche circostanze forte carattere, ricchezza di iniziative, vivacità intellettiva, prontezza intuitiva nell’apprendimento e assimilazione, acutezza nelle analisi delle varie tematiche teologico filosofiche. Si cattivò dai superiori, dai professori e dai colleghi, stima, apprezzamenti e fiducia. Il 12 Giugno 1941, festa della SS. Trinità assieme ad altri undici colleghi confratelli veniva consacrato sacerdote dal vescovo G. B. Peruzzo. Il giorno dopo, il 13 Giugno, festa di S. Antonio da Padova, patrono di Cianciana, venne accolto festosamente all’ingresso del paese dalla cittadinanza, che solennemente lo accompagnò alla Chiesa Madre dove celebrò, tra il tripudio di tutti, con profonda e sentita commozione la sua prima Santa Messa solenne. Rimastovi poi per nomina da parte del vescovo a coadiutore del parroco, mons. Pietro Agliata, lo collaborò con entusiasmo, ardente zelo, e sincera e leale dedizione per più di un lustro. Nelle sue molteplici attività pastorali seppe ben dosare saggezza, prudenza, nonostante la sua giovane età. Speciale attenzione rivolse ai giovani che videro in lui una guida sicura ed intelligente per la loro formazione civico-sociale ed etnico-spirituale. Nominato dal vescovo nel 1948 a primo parroco della Chiesa del Carmine si adoperò subito con industre amore e disinteressata deduzione a ricostruirla per renderla degna del Signore e privilegiata sede della Vergine Sua Madre. Il 18 Giugno, terzo giorno dell’ottava del “Corpus Domini” nel silenzio del primo pomeriggio, un folle furioso sparando all’impazzata per le vie del paese seminava terrore e forte panico tra la gente intenda a rendere accoglienti le strade per la serotina processione Eucaristica, causando un generale fuggi fuggi. All’incrocio di via Bondì e salita Matrice, don Gerlando, sentendo gli spari, usci immediatamente dalla sua abitazione nonostante il forte richiamo da parte della zia, per recarsi a dare l’assoluzione in articolo di morte ad una giovane vittima che la mano omicida del folle aveva tragicamente troncata e tentare di dissuaderlo dal perpetrare ulteriori vittime. Il forsennato temendo di essere soggiogato dalla parola suadente e da quello sguardo penetrante del reverendo che lo invitava a deporre la sua furente ira omicida, fissandolo atrocemente negli occhi lo freddò a bruciapelo gridando:

“Cosi non convesserai più”

All’età, quindi, di trentatré anni, come quelli di Cristo, concludeva in tal modo il suo soggiorno terreno “Vittima Eroica di Sublime Sacrificio”, chiamato dal Signore ad unirsi al glorioso stuolo dei suoi martiri in cielo.

Preghiera per la sua glorificazione

Signore, che hai voluto redimere l’umanità intera mediante la gloriosa del Tuo Unigenito Figlio Gesù, accogli la nostra spontanea, umile supplica: Glorifica il Tuo sacerdote Gerlando, umile servo, sincero e ubbidiente discepolo del Tuo amatissimo Figlio, che testimoniò con lo spargimento del suo sangue, cadendo vittima innocente per folle mano omicida, essendo andato a portare gli ultimi conforti religiosi ad una giovane vita, barbaramente stroncata da quella stessa dissennata mano. Il suo cruento ed eroico sacrificio possa costituire motivo di seria riflessione, di consolidamento della fede, di ripensamento per tutti, in particolare per gli indifferenti e i superficiali.