miniere 96Era il 1860 quando Vincenzo Di Giovanni chiese, alla compagnia inglese Morrison Seager e, di attivare una miniera di zolfo nel territorio di cianciana. Ben presto altre miniere furono aperte: “Falconera”, “Pipitone stradella”, “Passerello”, “Savarini” e “Passo di Sciacca”. Da allora, nel circondario, Cianciana si identificò come paese di zolfare. La vita dei picconieri e dei “carusi” era molto dura e la paga misera. Le miniere erano distanti dal centro abitato e bisognava partire molto prima dell’alba. Si andava a piedi col gelo e con la calura estiva ed anche scalzi perché non tutti potevano permettersi il lusso di un paio di scarpe. Nelle viscere della miniera, i picconieri estraevano dalla roccia lo zolfo e i carusi lo trasportavano in superficie e talvolta i duri pezzi di zolfo graffiavano le loro spalle curve già per la fatica, fino a farli sanguinare. La storia delle zolfare di Cianciana è intrisa anche di momenti di duri scontri sociali che portarono alla loro occupazione nel 1953, e, in quella occasione le donne scesero in campo per sostenere i loro mariti. Nel 1962 le miniere furono definitivamente chiuse e di esse, oggi, rimangono poche tracceminiere 96 2 visive se non la memoria di chi vi ha duramente lavorato e la testimonianza di scrittori e poeti come Salvatore Mamo e Alessio Di Giovanni, che con le loro opere e i loro versi contribuiranno certamente a tramandare vivo il ricordo della dura vita di queste nostre contrade. Intorno agli anni 50, un 24 Marzo, un gruppo di minatori decide di lavorare anche la notte per rimanere in paese l’indomani: festa dell’Annunziata. Nessuno si svegliò all’ora stabilita, e, quasi per accordo preso, si ritrovano davanti alla galleria “Giudice” e la trovano distrutta: era li che avrebbero dovuto lavorare, subito pensano all’intervento della Madonna e decidono di patrocinare, da quel momento in poi, la festa in suo onore per testimoniare, finché vivranno, la loro gratitudine e la loro devozione.