Sanremo Rock & Trend Festival: l’esperienza “indefinibile” dei Velaut
Sanremo Rock & Trend Festival: l’esperienza “indefinibile” dei Velaut

Nel mese di Maggio la band musicale Velaut, della quale fanno parte i due ciancianesi Francesco Impallari (in arte Less) e Gaetano “Lucas” Termini, hanno partecipato alla fase finale del Sanremo Rock & Trend Festival, una manifestazione che consente a nuovi gruppi musicali di far conoscere le proprie attitudini “rock” attraverso una vetrina nazionale ed internazionale.

A parlarci di questa esperienza è proprio Francesco Less, voce e chitarra della band.

Velaut a Sanremo Rock

Ciao Francesco, chi sono i Velaut?

«Siamo una band Alternative Rock, per quanto ancora abbia senso parlare di un Alternative Rock (che può voler dire tutto e niente), o per quanto, per fortuna, si sia snaturato il concetto di definizione di genere. Ma sta di fatto che suoniamo Rock. E cantiamo in Italiano. Nella band con me ci sono Lucas Termini al basso, Valerio Fròsini all’altra chitarra e Giulio Di Martino alla batteria. Sono persone con cui condivido anche altri progetti musicali a Palermo, è gente sveglia, che sa suonare e sa cosa vuol dire farsi il mazzo per suonare. Valerio e Giulio sono entrati dopo l’uscita dell’album, ma hanno già un ruolo fondamentale in questo progetto».

Cos’è Sanremo Rock e qual è stato il percorso che vi ci ha portati?

«Sanremo Rock è una kermesse musicale che è giunta alla sua 30esima edizione. E’ un festival longevo da cui sono usciti fuori degli artisti, la maggior parte dei quali lontani anni luce dalla nostra musica, che comunque hanno poi avuto un gran successo, uno su tutti Luciano Ligabue. La nostra partecipazione è stata un po’ una scommessa, abbiamo semplicemente partecipato ad una selezione live a Palermo, a cui erano approdati diversi progetti musicali da tutta la Sicilia. Con nostra grande sorpresa siamo arrivati in prima posizione e questo ci ha permesso l’accesso alle fasi finali che si sono svolte al Palafiori di Sanremo praticamente un paio di settimane dopo. Insieme a noi sono passati i nostri amici Night Prowlers, e con mia immensa ulteriore sorpresa anche l’altro progetto in cui suono (il basso), gli Inside the Hole (Hard Rock & Blues). Nessuno di noi crede nelle competizioni musicali, fanno parte di un concetto distorto di meritocrazia che non ci appartiene. E’ più importante contaminarsi di diversità, di nuove persone e influenze musicali, ed è per quello che scegliamo sempre di partecipare a queste manifestazioni, e i fatti, finora, hanno sempre premiato questa scelta. A Palermo sta nascendo una scena davvero interessante di musicisti interconnessi e collaborativi. E Cianciana sta facendo la sua parte in tutto questo. A Sanremo Rock siamo arrivati per questo spirito di sacrificio e di collaborazione».

Dicci dell’esperienza al Palafiori di Sanremo, come è andata e cosa via ha lasciato?

«E’ stata un’esperienza… indefinibile. Nulla di tutto quello che ci aspettavamo, tante sorprese, tanto buone quanto pessime. Non è stato un viaggio che ha avuto a che fare con la musica. Si, ho detto proprio questo. E’ stata una manifestazione di tendenza, in cui una giuria, superqualificata per la tipologia di spettacolo, valutava giovani e meno giovani band sulla base di parametri che rispondevano più ad esigenze di spettacolo “Mainstream” che sul reale attaccamento alla musica o comunque all’indirizzo che il titolo del contest suggeriva. E’ lì che ci siamo trovati un po’ “pesci fuor d’acqua”, come anche altre poche band come noi, che erano lì attratti dalla chimera di una parola, Rock, che ormai si sfalda e perde forma già quando esci dal pidocchioso garage in cui fai le prove, per affrontare lo show biz. Di contro abbiamo costruito una rete subito fortissima con i ragazzi che, come noi, si sono guardati intorno spaesati, non capendo cosa stesse succedendo. Ci siamo conosciuti, scambiati i contatti e avviato già delle collaborazioni interessantissime. Eccole le belle sorprese: un viaggio in cui abbiamo raggiunto il nostro obbiettivo principale, conoscere gente come noi, persone che hanno qualcosa da esprimere, fratelli e non concorrenti. Si vince tutti in questo modo. Per noi, per il gruppo, è stato un viaggio magnifico, e abbiamo trovato molta della nostra forza in questa esperienza. Sono giorni che non dimenticherò facilmente, e credo neanche i miei fratelli. I Velaut hanno avuto un buon risultato, abbiamo avuto approvazione e complimenti sinceri da diversi addetti ai lavori (che espressione di merda), con diversi giudici siamo rimasti in contatto perché hanno trovato il nostro lavoro interessante. Ma non è questo il punto. La sensazione principale che ci lascia Sanremo Rock è quella di impotenza. Non nostra, ma dell’autenticità della musica. L’organizzazione era determinatissima e super efficiente, ma in qualcosa che rispondeva a canoni diversi dal Rock, e nascondendosi dietro alla parola “Trend” che compariva nel titolo (dietro il proverbiale dito, in pratica), hanno giustificato così le vittorie dei gruppi Pop, più estivi e televisivi dei Velaut, di certo. Abbiamo partecipato suonando due canzoni particolari dal nostro Album, “Caronte, il Solo”, il brano più pesante e Grungy, e “L’Ultimo viaggio e la Lira”, un pezzo senza ritornello. Non è Mainstream, troppo poco. Saremmo potuti andare con “Il Marinaio”, il nostro pezzo più Pop, ma sarebbe stato piegarsi a quelle logiche. Ci abbiamo guadagnato, in integrità».

E dopo questa esperienza quali saranno i vostri progetti?

«Sanremo non è stato un traguardo, ma un punto di partenza. Abbiamo tantissimi impegni. Uno su tutti è un’altra finale, nell’ambito del nostro genere musicale è ben più in vista e prestigiosa di Sanremo Rock. Si tratta di Rock Targato Italia, nelle selezioni siamo arrivati primi in tutta la Sicilia, e questo ci ha garantito l’ingresso alla finalissima nazionale a Milano, a Settembre. Siamo ancora in promozione col nostro disco, e abbiamo anche la disponibilità a fare dei mini live set acustici in Unplugged negli spazi privati, come case, sale prove, giardini… E’ un modo per bypassare quello che è un indotto che a volte rallenta la musica, il libero fluire e la comunicazione tra noi e il pubblico. Lo proponiamo in luoghi intimi e familiari proprio per stabilire un contatto diretto. Stiamo anche valutando un contratto con una etichetta ben nota nel mondo della musica indipendente, ma su questo vogliamo essere scaramantici e quindi non riveleremo nulla adesso. Per il resto siamo spesso in giro per concerti e probabilmente inizieremo un giro di date con una band conosciuta a Sanremo, i Timboscica, sono atomici, e i nostri generi musicali sono molto affini. Sarà uno spettacolo niente male. Per tutto quello che c’è da sapere, vedere, ascoltare, basta andare su www.velaut.com. Noi ringraziamo l’organizzazione per averci voluti, ma soprattutto tutte le persone che, in un qualsiasi modo, ogni giorno ci fanno sentire la loro vicinanza. Avervi è una risorsa preziosa, grazie».

Velaut a Sanremo Rock

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