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Nella
media valle del Platani, antica terra dei Sicani, a pochi chilometri
dal mare africano, su una collina a 390 m sul livello del mare,
sorge CIANCIANA, che con le sue case occupa il territorio che fu di
antiche e prosperose città delle quali, storicamente, poco si
conosce nonostante i numerosi reperti archeologici e le insistenti
leggende: la Massa o Villa Chincana di epoca romana, la
Kalat-Iblâtar saracena e Ciancianìa, sorte in epoca normanna alla
periferia sud-est dell'attuale centro abitato e di cui fu primo
signore, il nobiluomo catanese Bartolomeo Da Brindisi. L'attuale
cittadina sorse ufficialmente, col nome di S. Antonio di Cianciana,
il 4 Ottobre 1646 quando Sigismunda D'Onofrio comprò per il figlio
Giuseppe Antonio Joppolo, principe del 1677, la "Licentia populanti"
per fare una "habitazione et populazione" nella terra di S. Antonio.
Estintasi nel 1769 la famiglia Joppolo, la signoria di Cianciana
passò per trasmissione ereditaria, ai Bonanno prima e ai Gioeni poi,
fino al 1812 quando divenne municipio libero. Cianciana, gode di un
clima dolcissimo e ha legato per molti anni il suo nome
all'estrazione dello zolfo e nelle sue miniere hanno trovato
occupazione migliaia di lavoratori. Chiuse le zolfare, il paese è
stato falcidiato dall'emigrazione. Gli edifici degni di nota sono:
l'ex monastero dei Padri Minori Riformati di S. Francesco, la Chiesa
Madre, uno splendido Calvario, Piazza Orologio, il Palazzo De
Michele Abatellis. Cianciana ha saputo erigere grandiosi monumenti
allo spirito umano, "eccellendo" per uomini d'ingegno, quali P.
Alba, F. V. Sedita, S. Mamo e A. Di Giovanni, poeti; F. Arcuri,
magistrato e scienziato; P. B. Conte, botanico; G. Antinioni,
sociologo; M. Abella, pittore. Il paese dei contadini, dei pastori,
dei piccoli artigiani, ma soprattutto dei zolfatai è ancora ben
visibile in quelle casette basse, umili costruite con pezzi di tufo
arenario e coperti con di argilla, arroccate, insieme ad altre di
moderna concezione architettonica che formano l'abitato. Anticamente
il fiume Platani, un tempo "Halycas", fu risalito dai Cartaginesi
con le loro navi. Vi misero piede anche i Greci, i Romani, i
Bizantini, gli Arabi, i Normanni e tutti gli altri popoli che si
alternano nella dominazione della Sicilia. Ma nonostante tutto,
Cianciana è un paese giovane. La presenza di altre civiltà remote è
confermato dai ritrovamenti archeologici risalenti al ІІ-ІV secolo
D.C. e da numerose tombe scavate nella roccia e presenti in diverse
zone circostanti del paese. La sua posizione geografica favorisce la
coltura di ulivi secolari, di alberi di mandorlo, di piante di fichi
d'india, di macchie mediterranee sempreverdi, di agrumeti odoranti
di zagara, tra distese di multicolori tappeti di fiori e di erbe
spontanee che si alternano con i variopinti colori dei campi
coltivati. Notevole è l'aspetto paesaggistico del bosco dell'ex
feudo Cavallo, ricco di alberi d'alto fusto, all'interno del quale è
possibile praticare trekking. Entro l'omonimo territorio, si trova
la grotta del "Cavallo". Questa è una delle tante suggestive ed
interessanti grotte. Dentro l'ex feudo di Bissana si trovano
numerosi vulcanetti di fango. Cianciana è anche un paese ricco di
tradizioni, tra cui la mangiata di ciciri, fave e frumento
organizzata il 31 Luglio di ogni anno. Si pensa che questa sia una
festa di ringraziamento al Divino per l'abbondanza del raccolto.
Altra tradizione è la Festa di San Giuseppe, festa che sembra avere
origini antichissime e nella cui ricorrenza s'intendono rimarcare i
più nobili e alti sentimenti umani. In tantissime case vengono
apprezzate le "tavole" imbandite con tanti prodotti della terra e
pietanze preparate dalle mani operose delle donne. Alle tavole
siedono i "Santi". Le persone vanno a visitare le tavole qua e la
degustando. Al passaggio della processione si stendono al balcone le
coperte, possibilmente le più belle. Poi segue la tradizionale
recita della Settimana Santa. Inizia la Domenica delle Palme, la
manifestazione segue poi il Giovedì con il processo a Gesù, recitato
da giovani che impersonano il Cristo, Pilato, Giuda, ecc...
legionari, centurioni e popolani del tempo, accompagnati da una
folla strabocchevole, scortano e fanno da corona al personaggio del
Cristo lungo il percorso verso il Calvario. La rappresentazione di
lu "n'contru" è aperta da San Michele Arcangelo, il quale al prio
veder del Salvatore, corre ad avvisare Maria, che a lui s'indirizza. |